Ma lo vedi il futuro della tua organizzazione?


MA LO VEDI IL FUTURO?

Negli ultimi anni quando visito per la prima volta una nuova azienda concludo la mia intervista con una domanda, che in passato era molto usata dai capi del personale ai nuovi assunti: “Come vedi la tua Azienda tra 5 anni?”
La risposta –al netto di quelle irrealistiche- sempre più spesso è: “non ne ho la più pallida idea.”
La domanda successiva invece è molto meno scontata: “cosa stai facendo e come ti stai preparando ai cambiamenti del tuo settore?”
E qui la risposta è molto più pericolosa: “niente, non so cosa accadrà, cosa vuoi che faccia?”.
È vero! siamo in un’epoca di rapidi cambiamenti, molto veloci spesso poco chiari, ma proviamo a fare un ragionamento diverso insieme.

Premetto che il business cresce in questi anni come non mai e che ogni Azienda è parte di un sistema globale. Quindi, in parole semplici, perdere il treno oggi vuol dire rimanere a piedi domani.

Vediamo degli esempi pratici sotto i nostri occhi e capiamo se e come potrebbero impattare sulle nostre imprese. Ricordando sempre che lo scenario esterno è fonte di informazioni e dati molto rilevanti per il business.

Parliamo di Europa e di Euro.
Siamo un continente in pieno cambiamento o ristrutturazione, vediamo tutti quello che sta accadendo negli ultimi anni –al netto di tutte le chiacchiere politiche- all’interno dei singoli Stati.
E allora per le Aziende italiane perché non sfruttare l’opportunità? A ben guardare lo hanno fatto quasi tutte le multinazionali americane e orientali!

Parliamo di Brexit.
Che avvenga o no, le grandi imprese si sono già mosse (automotive, finance, web, ecc). Se dovesse realizzarsi un hard-brexit tutti coloro che commerciano prodotti i cui competitor sono Britannici potrebbero avere un importante incremento delle loro vendite ed esportazioni. Se invece si fa parte della loro supply-chain è il caso di mettere in atto un PianoB al più presto.

Pensiamo alla situazione interna italiana.
La legislazione (più o meno velocemente) sta andando nella direzione della semplificazione fiscale da una parte e di un maggior controllo dall’altra. Vuol dire che in pochi anni, o si sarà cresciuti abbastanza da far parte delle Aziende strutturate o si dovrà retrocedere a piccola azienda. Pensiamo a tutte le nostre SRL minime che scompariranno a breve. Magari pensandoci per tempo si può decidere da che parte stare evitando un abbastanza ovvio “tritacarne” che prima o poi avverrà.

Pensiamo alle risorse umane.
Da qualche anno sono oggetto aggressivo di mercanteggio internazionale. Quando qualcuno ancora si stupisce che i giovani laureati italiani se ne vanno a lavorare all’estero viene da sorridere. Condizioni di lavoro migliori, salari molto più alti. Esperienza internazionale. E una dose di sano rispetto.
Ma siccome le risorse umane sono ancora il miglior ingrediente a disposizione di un’Azienda, ecco che si è motivati si può fare molto per attrarle e mantenerle.

Parliamo di clima.
Lo scenario del clima terrestre, delle energie, dell’impatto ambientale di determinate azioni è sotto gli occhi di tutti. Pensiamo ancora che tutto tornerà come ai primi del ‘900? Questo sta impattando già sulle nostre abitudini e sul nostro modo di vivere. Nel mondo edile ci stiamo strutturando i nuovi business model per i prossimi 20 anni?

Si potrebbero citare altre centinaia di esempi su scenari globali in tutti i settori che stanno mutando e che ci danno la percezione di cosa potrebbe accadere nei prossimi anni.
Ecco allora che diventa essenziale per la propria Azienda capire come si sta modificando l’ambiente esterno, monitorando costantemente il mercato che ormai possiamo considerare il mondo e tenendo sempre in considerazione le persone.

Ogni volta che un’Azienda mi comunica che non sta facendo nulla in quest’ottica, questo aspetto oggi mi preoccupa molto di più di un’Azienda che sta facendo qualcosa e magari sbaglia.

Il rischio più grande è rimanere fermi, perché si rimane troppo indietro rispetto ai rapidi cambiamenti e diventa poi impossibile recuperare il GAP.
Oggi stare fermi corrisponde sempre più spesso alla fine dell’Azienda stessa. Un’analisi ci mostra che circa la metà delle imprese italiane chiude entro i 5 anni (https://it.quora.com/Mediamente-qual-%C3%A8-la-durata-della-vita-di-una-PMI-Italiana-dal-secondo-dopoguerra-ad-oggi).

Parliamo allora di opportunità.
Si possono adottare delle contromisure? Assolutamente si. E non solo per difendersi. Molto spesso diventano anche azioni competitive straordinarie.
Resta fondamentale, in anni confusi e di grandi cambiamenti come questi, chiedersi costantemente cosa ci riserverà il futuro e dovremmo chiedercelo non solo internamente, ma coinvolgendo tutti i nostri interlocutori.

Che scenari di business si avranno, come sarà il lavoro, quali azioni e comportamenti governeranno il nostro futuro? Bisogna aprirsi al cambiamento non chiudersi.
Di fronte a questo scenario credo che i liberi professionisti, i consulenti, lavoratori che vivono realtà differenti, giochino un ruolo fondamentale. Offrono alle organizzazioni la possibilità di confrontarsi, analizzare il contesto e portare diversi punti di vista.

Inoltre possiamo prendere spunto dalle grandi company mondali. Come stanno affrontando questo periodo?

  • Coinvolgono e ascoltano i collaboratori. Organizzano riunioni periodiche tra tutto il personale: si perché una buon idea può venire anche all’ultimo dei dipendenti che fa solo le fotocopie.
  • Partecipano a eventi, seminari e workshop. Il tuo più grande competitor che ti farà chiudere domani può essere un’azienda che nasce oggi in una baraccopoli in India, o in una capanna in Ghana.
  • Organizzano o finanziano o partecipano a think tank. Un gruppo di esperti di attività trasversali ha un valore prospettico enorme.
  • Acquisiscono piccole aziende, a volte ancora a fatturato zero: perché il valore di una piccola acquisizione può rivelarsi strategico per gli sviluppi del core-business, oppure attraverso il proprio know-how trasformarsi in asset.

 

Insomma studiano gli scenari, raccolgono le informazioni sul campo, le metabolizzano trasformandole in azioni, e iniziano ad agire.

Iniziare ad agire vuol dire testare nuovi servizi, creare nuovi modelli di business, cercare nuovi target, ma anche proporre nuove modalità di erogazione e di vendita. Insomma provare, provare e riprovare. E sbagliare è sempre una parte essenziale del processo di apprendimento.

Qualcuno diceva INVENTA – SBAGLIA – INNOVA.

La mia call-to-action è non chiudersi in sé stessi perché il mondo invece si apre sempre di più. E la nostra capacità tutta italiana di creatività e di rapida reazione ai problemi deve tornare ad essere un’opportunità e non un limite.

Concludo con un esempio che ci mostra come il futuro sia sempre più chiaro di quello che immaginiamo.
Nel 1900 all’expo che si tenne a Parigi fu chiesto a degli artisti di creare delle cartoline che esprimessero il futuro secondo loro. https://www.google.it/search?q=87+cartonine+expo+1900+di+asimoz&tbm=isch&source=univ&sa=X&ved=2ahUKEwiJtoSatePiAhXN1qQKHRetChIQsAR6BAgFEAE&biw=1225&bih=663#imgdii=uSQ4ZyilDECkpM:&imgrc=4SXc2ty6FRn1XM:
Se guardate tra quelle illustrazioni troverete:

  • Ragazzi che a scuola studiano attraverso un caschetto (cuffie, intelligenza artificiale, Ipad, lettori vocali, realtà aumentata, ecc).
  • La consegna dal cielo di pacchi (i droni).
  • Una macchina che fa le pulizie da sola (i robot, roomba, ecc).
  • Un contadino che comanda i trattori con dei comandi remoti.
  • Dei pompieri che dall’alto spengono incendi.
  • Delle persone che si divertono in groppa a cavallucci marini (le moto d’acqua).
  • E molte altre. Vi invito ad andarle a guardare tutte, perché di fatto ci dicono che il futuro non così imprevedibile.

Se trasliamo questo concetto non di 100 anni, ma di 5 o 10 anni a livello aziendale, vediamo che i futuri sviluppi sono comunque prevedibili. Il problema semmai è come trarne beneficio e vantaggio in termini di business.

Non conosciamo il futuro, ma sicuramente attraverso il supporto qualificato di professionisti attenti possiamo fare delle ipotesi realistiche. Possiamo mettere a terra progetto o testare prodotti.

Di una cosa negli ultimi anni siamo certi: in qualsiasi settore qualcosa accadrà. Anzi, sta già accadendo.  Se siamo in grado di individuare quel “qualcosa”, questo può trasformarsi in un immenso vantaggio competitivo.  Sicuramente saremo un passo avanti a tutti in nostri competitors che sono rimasti fermi ad aspettare.

 

 

Fabrizio Almadori

Business Kit Credit & Finance Consultant

 

 

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