Conosciamo gli scenari… adesso pensiamo alle soluzioni?


Conosciamo gli scenari… adesso pensiamo alle soluzioni?

Sono un consulente economico-finanziario. Per far “quadrare i numeri” è indispensabile conoscere la storia dell’organizzazione, il suo funzionamento e l’ambiente di riferimento. Mi capita spesso di discutere, insieme a imprenditori e colleghi, di cambiamento e di scenari e/o contesti in continuo mutamento.
Recentemente però, è stata mia madre a farmi riflettere sul tema chiedendomi:

“Fabrizio, ma questi cambiamenti sono un bene o sono un male?”

Troppo spesso ci lasciamo sopraffare dalle sensazioni che ogni nuova situazione provoca in ciascuno di noi, re-agiamo o blocchiamo il processo senza osservarlo da un punto di vista differente. Quindi rigiro a tutti la domanda:

“Ma questi cambiamenti sono un bene o sono un male?”.

Dal mio punto di vista credo che i cambiamenti siano cambi di rotta inaspettati.

Questo mi ha portato a riflettere sul vecchio gioco del sì e del no scegliendo tra quelle che sono spesso strade vicine ma contrapposte.
È un mio punto di vista che invito a leggere e a commentare se volete.

No al pressapochismo, sì alla curiosità
Le cose fatte male non funzionano più da molto tempo, ma fare sempre le stesse cose allo stesso modo è altrettanto rischioso.

Sì alle buone idee (3% del valore di un progetto), sì anche al loro sviluppo e messa a sistema (restante 97%)
Le buone idee da sole non servono a nulla. Ma siccome metterle in pratica è la parte più costosa e faticosa del processo, prima di cercare di realizzare migliaia di buone idee, magari valutiamo di metterle temporaneamente da parte se non producono alcun risultato.

Sì all’apertura a tutto quanto è nuovo, ma si anche alla misurazione del percorso e del risultato.
Le cose nuove a volte spaventano altre volte ci esaltano. Semplicemente trattiamole col dovuto rispetto. E soprattutto “misuriamole a freddo”, dopo esserci concessi un adeguato periodo per valutarle.

No alla chiusura, sì alla condivisione (vera)
Questa sì che è la sfida. La parola condivisione ormai fa parte di quasi ogni frase pronunciata al mondo. Da parte mia se solo l’1% di quelli che me l’hanno detta ci avessero creduto sarei la persona più felice (e forse più ricca) del mondo. Forse però intendevano condividere la mia parte, e non la loro, per creare ulteriore valore e risorse realmente condivise. Condivisione non è sinonimo di “saccheggiamento”, ma (mi piace credere) di “abbondanza” e “co-creazione”.

Sì alle nuove attività, no senza una visione d’insieme.
Le nuove attività, in termini di innovazione tecnologica, sviluppo delle competenze trasversali, apertura a nuovi mercati esteri… di questi utlimi anni possono essere considerati un’immensa opportunità per le nostre imprese. Per poterle sfruttare al meglio però, ritengo fondamentale sviluppare una visione d’insieme che permetta di valutare tutti gli aspetti nella loro completezza e allocare tutte le risorse disponibili in maniera efficace ed efficiente. Spesso abbiamo tutte le soluzioni sotto ai nostri occhi, però è come se fossimo offuscati da occhiali sporchi che non ci permettono di vedere il quadro generale.

Cosa ne pensate?

Fabrizio Almadori
Business Kit  Credit & Finance Consultant

 

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